
Francesco ROSSI
ethicus nella lingua colloquiale, soprattutto nel caso di pronomi di se-
conda persona, serviva a segnalare il coinvolgimento fisico ed emo-
tivo della persona nell’azione, cosicchè “chi parla aggancia, per così
dire, l’ascoltatore e lo attrae nell’orbita dell’azione, si assicura il suo
interesse e la sua simpatia”
17
.
Sebbene anche nel passo virgiliano si compia un atto di sepa-
razione, di Enea vincitore dalle armi di Lauso vinto, è evidente che l’uso
della formula nel poeta non può essere assimilato al suo impiego in
Plauto, in Catullo e in Cicerone, dove nella cessione è implicito il con-
cetto di un passaggio di proprietà che comporta necessariamente una
separazione. Nelle Bacchides uno dei due coniugi concede, separan-
dosene, beni materiali all’altro; nel carme il poeta si distacca dal suo
libellus, da intendere come vettore della sua poesia, oltre che oggetto
bello levigato e lussuoso; anche Verre, infine, dovrà rinunciare ai sacri
simulacri degli dei.
Al contrario, in Virgilio habe tua nel contesto solenne dell’o-
maggio reso da Enea a Lauso, come segno imperituro del suo nobilis-
simo sacrificio, perde l’arcaismo ‘formulare’ evidente nell’uso plautino
e ciceroniano, ma si sottrae anche alla dimensione colloquiale che la
connota in Catullo
18
.
La speciale intensità della scena, tuttavia, non dipende sola-
mente dal sintagma habe tua. Alla suggestione poetica concorre, in-
fatti, anche la posposizione del possessivo tua rispetto al sostantivo
arma.
10, 827 arma, quibus laetatus, habe tua …
L’ampio iperbato, arma… tua, si configura come strategia stili-
stica di indubbio pathos, al pari di quel fallit te incautum pietas tua
(v. 812) che chiudeva enfaticamente la prima parte dell’apostrofe di
Enea.
Il richiamo a distanza tra le due espressioni si conferma anche
nella struttura metrica:
nei symapthetischen Dativs legati spesso ad un verbo, citando come esempio il
habe tibi plautino, sopra riportato (p. 217).
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L. R. Palmer, The Latin language, London, 1968, 296 (= La lingua la-
tina, trad. it., Milano, 2002, 358).
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Già C. J. Harrison nel suo commento al verso (Aeneid 10, with Introduc-
tion, Translation, and Commentary by S. J. H., Oxford 1991), p. 269, osservava che
l’eccezionalità del privilegio accordato da Enea a Lauso è evidenziata sul piano stili-
stico proprio dalla variatio di habe tibi in habe tua.
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